Atari Jaguar

ATARI JAGUAR l’ultima console di Atari

ATARI JAGUAR l’ultima console di Atari

La storia dell’ ATARI JAGUAR, inizia qualche anno prima del 1990, quando i due fondatori dell’azienda Flare Technology dichiararono di aver ideato una console multiprocessore in grado di contrastare il potere indiscusso del SEGA Mega Drive e del Super Nintendo.

ATARI che stava già lavorando alla sua nuova console a 32 bit, sempre in collaborazione con Flare, decise di abbandonare il primo progetto con nome il codice Panther, e di puntare tutto sul nuovo rivoluzionario JAGUAR.

Nel Novembre del 1993, con un prezzo di lancio di 250$ (in un primo momento era stato proclamato un prezzo intono ai 200$), fece la sua comparsa sul mercato l’ ATARI JAGUAR.

Le specifiche tecniche erano le seguenti:

  • Central Processing Unit:
  • Tom @25.59 MHz
  • Performance complessiva in MIPS: 26.59 MIPS
  • Graphics Processing Unit con architettura 32 bit / RISC / 4 Kbyte cache
  • Object 64 bit – non programmabile; può riprodurre una grande varietà di architetture grafiche
  • Blitter 64 bit processor – operazioni logiche ad alta velocità; z-buffering / gouraud shading
  • Jerry @26.6 MHz
  • Digital Signal Processor con architettura 32 bit / RISC / 8 Kbyte cache
  • Sonoro in qualità CD-ROM stereo-16 bit
  • Motorola 68000 @13.29 MHz (coprocessore ad uso generalizzato)
  • Memoria:
  • 2 MB RAM
  • Supporto di Memorizzazione:
  • Cartucce elettroniche

Atari Jaguar Do The Math

DO THE MATH: questo fu lo slogan scelto per la massiccia campagna markenting che l’ ATARI mise in campo per promuovere la sua nuova creazione (si parla di una campagna pubblicitaria da ben 3 milioni di di dollari…)

DO THE MATH, ovvero fate i conti!

La console veniva infatti pubblicizzata come quattro volte superiore ai 16 bit dell’ epoca di Sega e Nintendo, affermando con forza di aver saltato a piè pari la generazione dei 32 bit e di essere passata direttamente alla generazione dei 64 bit.

In realtà questa scelta di marketing accese solo un dibattito sul numero effetivo di bit che possedeva, ancora oggi ci sono dibattiti su quanti bit possieda effettivamente 😉
Alcuni affermano che effettivamente sia da considerarsi una console a 64 bit, visto che il bus dati principale ed alcuni processori lo sono, altri invece la considerano solo un ibrido 32/64 bit.

Laciamo da parte questo dibattito del numero dei bit e parliamo in dettaglio della console, alla fine non vi è nessun dubbio che fosse veramente superiore alle due macchine sopra citate 😉

Il design della console era molto futuristico per l’epoca, l’unico neo forse è stato non aver messo uno sportellino per parare la polvere nello slot delle cartuccie, col tempo non era raro che si doveva procedere ad un bella ripulitura, altrimenti i giochi non partivano proprio….

Forse non fu messo per risparmiare qualcosa sui costi di produzione, come gli slot posteriori, anche questi senza nessun tipo di protezione dalla polvere.

Atari Jaguar Controller

Per quanto riguarda il controller… era molto scomodo, ma tutto sommato innovativo; era composto da 4 pulsanti sulla destra e da una croce direzionale a sinistra, nella parte centrale superiore erano presenti il tasto pause e il tasto option, il tutto condito poi da una specie di tastiera telefonica nel centro.

La particolarità di questa specie di tastiera telefonica era la possibilità di applicarvi sopra delle speciali cover in grado di personalizzare i tasti in funzione del gioco utilizzato.

All’inizio la console ebbe un discreto successo commerciale, favorita dal prezzo abbastanza concorrenziale e dal gioco poligonale fornito in bundle: Cybermorph, che all’epoca faceva il suo ottimo effetto.

Purtroppo dopo poco tempo, forse per la troppa sicurezza, forse per gli slogan iper pompati usati dall’ufficio marketing, cominciarono i problemi che portarono ATARI al crack finanziario, ed a considerare il JAGUAR come uno dei più grandi fallimenti della storia videoludica.

I primi giochi che vennero rilasciati, erano conversioni tecnicamente molto simili alla controparte 16 bit delle altre piattaforme, ovvero non all’ altezza di quanto pubblicizzato riguardo la potenza della console, e questo causò un certo ripensamento e malumore su chi ne stava considerando l’acquisto.

Sviluppare sulla console poi, era un impresa davvero ardua, complice anche i dev kit rilasciati agli sviluppatori, incompleti ed instabili ma soprattuto a causa di fastidiosi bug hardware nella console stessa, come quello nel controller della memoria, che durante l’esecuzione di codice dalla RAM, bloccava alcuni processori del sistema…

Infine la progettazione della console non era molto chiara, tanto che la leggenda narra che il guru Jeff Minter, sviluppando Tempest 2000 non ci aveva capito molto, programmando il gioco al contario al primo tentativo.

ATARI cercò allora aiuto negli sviluppatori Rebellion, che rilasciarono un capolavoro: Alien Vs Predator, un gioco bellissimo per l’epoca, anni luce da qualsiasi cosa fosse mai uscita in precedenza, che mostrò al mondo intero, che in mani capaci, la console era davvero potente come proclamato.

Purtroppo però anche sebbene uscirono altri giochi fantastici come Tempest 2000, questo non bastò a rilanciare la console, era già troppo tardi e soprattuto chi è migliore non sempre vince, la storia ne è piena di esempi, la massa continuò a preferire le più consolidate console a 16 bit, console che potevano offrire un ampio catologo di titoli già disponibili.

Complice l’annuncio dell’uscita della nuova console della SEGA, il SATURN e della nuova misteriosa e futuristica PLAYSTATION della SONY e del PANASONIC 3DO, gli sviluppatori ben presto abbandonarono Atari e relegarono il JAGUAR nell’oblio.

Circa una ventina di titoli annunciati non videro mai la luce, gli sviluppatori si erano oramai spostati verso altri lidi.

Nel 1996 con soli circa 80 titoli ufficiali rilasciati, la console fu dismessa dal mercato.

Le console invendute e l’intero progetto furono vendute ad un azienda che le convertì addirittura in telecamere per dentisti!!!

Fortunatamente il codice di criptatura del JAGUAR fu rilasciato alla comunità, e gli appassionati hanno continuato e continuano, a realizzare e a rilasciare ancora oggi giochi e programmi.

Nonostante tutto, oltre ad Alien VS Predatror, il JAGUAR ha avuto nella sua libreria videoludica dei buoni titoli, come la conversione di DOOM, al suo tempo la migliore disponibile su console, il già citato TEMPEST 2000, RAYMAN (che è nato proprio su questa console), la conversione sublime di FLASHBACK, ed una altra manciata di altre conversioni di titoli di altre piattaforme, come ZOOL e MYST.

Prima di terminare la produzione e la vendita della macchina, ATARI progettò alcune periferiche da affiancare alla console per cercare di risollevare le vendite, come il JAGUAR CD, un lettore CD a 2X che veniva connesso nello slot delle cartucce e le dava la forma di un WC futuristico 🙂  Io mi domando come cavolo abbiano fatto i designer a tirare fuori una forma così particolare…

Atari Jaguar Cd

Insieme al lettore, venivano forniti un software nominato VLM (Virtual Light Machine) sviluppato da Jeff Minter che generava effetti video quando veniva inserito un Cd Audio, 2 giochi, la demo di Myst e un CD Audio contenente la colonna sonora di Tempest 2000.

Un altra periferica rilasciata fu il JagLink che permetteva di collegare in rete più console ed infine una periferica rimasta prototipo, il Casco VR  che avrebbe dovuto ricreare ambienti 3D per una full immersion nel gioco.

Prima dell’abbandono totale del progetto, ci fu anche in studio il suo successore, il JAGUAR DUO.

La nuova macchina sarebbe stata corredata da un lettore CD già integrato, e caratteristiche tecniche all’ avanguardia come oltre 16 milioni di colori simultanei a schermo, e una risoluzione massima di 1600×600, e 8mb di ram; inoltre sarebbe stata totalmente compatibile con tutti i giochi del precedente JAGUAR, ma non vide mai la luce.

Atari Jaguar Duo

Un altro gioco che non è mai stato terminato ma faceva intravedere le potenzialità della macchina è NATIVE rilasciato poi  successivamente come demo freeware.

Atari Jaguar Native

 

Autore dell'articolo: Alessio